Elogio della Monotonia
La mostra espone la più recente produzione di opere di Gabriele Ballardini, pittore Bagnacavallese nato nel 1957, dentro a quello scrigno di memorie che è il Sacrario dei Caduti. Le opere ambiscono ad apparire come superfici magnetiche, hanno come protagonista il cerchio, ripetuto su un campo, la tela. Con metodo e ordine i cerchi riempiono la tela, sono il motivo del ritmo e la ripetizione (monotonia) cerca un effetto espansivo della percezione visiva. Il cerchio è la forma geometrica più “naturale” il sole, la luna, le gocce d’acqua, i cerchi che un sasso che cade nell’ acqua forma.
Ballardini tenta l’impossibile quadratura del cerchio, prova ad imbrigliarlo, ossia inquadrarlo in una trama ortogonale dove il colore fa appoggiare lo sguardo sulla superficie della tela e rivela sorprese, scarti di tono in successioni apparentemente uniformi.
La monotonia del titolo è il tratto esistenziale ricorrente. Per Gabriele Ballardini la ripetitività è l’esperienza quotidiana delle nostre vite, ma se l’esistenza è monotonia allora ogni piccolo accidente possiede il privilegio della meraviglia.
Nei quadri la ripetizione di un modulo diventa ritmo musicale che può essere semplice e tranquillizzante oppure complesso e con un andamento vagamente ipnotico.
I cerchi emergono dal fondo con un colore a volte puro ma più spesso secondario e miscelato da far pulsare la tela e il modo di procedere per strati è necessariamente lento ma questa è una condizione quasi terapeutica nel modo di procedere del pittore.
Infine le pitture dell’ultimo anno, i paraventi, sono oggetti tridimensionali e dinamici funzionano come tele dipinte con i temi di colore preferiti e con l’inserimento sul lato opposto di elementi decorativi così da assumere un aspetto più teatrale da fondale o sfondo, quinte da palcoscenico.
Elogio della Monotonia: perché questo titolo
Qualche tempo fa, era novembre 2024, leggendo una recensione critica sull’arte di Enrico Castellani, fui colpito da una descrizione. L’autore commentando opere dove su una griglia topografica fatta di rilievi e avvallamenti, il colore bianco è padrone e la luce e l’ombra fanno le variazioni, proseguiva così: il ritmo, lo spazio, il loop, la noia forse… elogio della monotonia. L’adozione del titolo di questa mostra viene da questa lettura. Questa esposizione traccia un percorso all’interno del mio lavoro ove trova origine un gesto pittorico che è essenzialmente di ripetizione di macchie o forme che espandono nello spazio della tela. Nel mio lavoro il bianco ha poco spazio, ora predomina il colore nelle sue interazioni con il nero dal quale tende a emergere o a sprofondare.
Ho studiato a Ravenna al Liceo Artistico e nel 1979 mi sono diplomato all’Accademia di Belle Arti nel corso di pittura. Sempre a Ravenna nei primi anni ottanta ho lavorato alla Seriart una cooperativa di grafica. Nel 1989 ho conseguito l’abilitazione all’insegnamento ma poi ho scelto il lavoro in agricoltura nell’azienda di famiglia. Ho sempre dipinto. Soprattutto d’inverno. Nel 1998 e per alcuni anni ho realizzato alcune mostre con il titolo SENZARGINI con la presentazione di Giulio Guberti. Era una pittura con un segno più post informale che naturalistico, segni centrifughi e neri che rimandavano a Vedova e a Tancredi.
In quegli anni il processo astrattivo è diventato sempre più informale nelle mie tele.
Nel 2008 ho fatto una mostra a Bagnacavallo dal nome ANTILOGICA con la presentazione di Angelamaria Golfarelli. Successivamente la mia pittura è andata verso un astrattismo più geometrico, sempre tela e colori, a olio, ad acrilico e smalti industriali. I formati di tele che sto usando partono da cm 20 x 20 fino a 100 x 130 e la realizzazione è spesso a coppie di opere gemelle, recentemente sto lavorando su paraventi (screens) sono dei sipari hanno una vita propria, quasi sculture e non sono obbligati alla parete.
G.B.
“Saggio è colui che rende monotona l’esistenza, perché allora ogni piccolo accidente possiede il privilegio della meraviglia.”
(Fernando Pessoa)
“Tutti gli intervalli della vita umana frapposti ai piaceri e ai dispiaceri, sono occupati dalla noia”. (Giacomo Leopardi)
Tentativo di fare formare dei quadrati invece che dei cerchi attorno a un sasso che cade nell’acqua.
( 1969, video perduto, Gino De Dominicis)
“…l’artista non è solo a compiere l’atto della creazione poiché lo spettatore stabilisce il contatto dell’ opera con il mondo esterno decifrando e interpretandone le qualifiche profonde e in questo modo aggiunge il proprio contributo al processo creativo…”
(M.Duchamp. Art news. N.Y. 1957)
La mia pittura / 2
Lavoro con tecniche tradizionali utilizzando olio e acrilico su carta, tela o legno, oppure uso smalti e cemento che stendo e dipingo su tele. Principalmente la mia è una pittura astratta, tuttavia parte sempre da uno schema ordinato, geometrico e modulare che indaga e misura il campo di lavoro, ma che poi viene nascosto dai vari strati di pittura e aggiunge sedimentazioni e sovrapposizioni.
Dipingo usando l’immaginario proveniente da vari luoghi, siano essi: giornali e fotografie, libri, cataloghi e riviste d’arte. Ricerco una pittura calda ottenuta con segni ritmicamente ripetuti, rettangoli di colore e pennellate che formano andamenti, la cui ripetitività diventa una musica, una meditazione e a volte un’ossessione.
Mi sento in piena sintonia con ciò che affermava Paul Klee “L’arte non deve rendere il visibile ma aprire gli occhi sull’invisibile”. Come pittore che lavora con tecniche tradizionali ho spesso temuto che il mio linguaggio non fosse abbastanza contemporaneo, ma, accantonato questo timore, mi sono appassionato a ridipingere opere o particolari dei dipinti classici da me preferiti. Penso che fare arte oggi comporti avere dei dubbi e sapere che non c’è una strada maestra da percorrere ma una molteplicità di sentieri complessi e contraddittori dove ogni artista può incontrare i suoi miti, ossimori e utopie.
La mia pittura
Negli ultimi anni e dalla mostra a Lugo nel 2016, la mia ricerca in pittura si è interessata ad altre forme dell’astrattismo, meno informale e più geometrico. Trattasi sempre di tela e colore. Colore a olio, acrilico e smalti industriali.
La base di partenza è sempre la stessa un reticolato, uno schema ora più largo ora più stretto nel quale inserire delle circonferenze, tanti cerchi vicini un mosaico in pittura, come grani di un rosario o elementi di un mandala. La ripetizione del cerchio funziona come un modulo ove la pittura con colore più puro o più secondario fa pulsare la tela. I formati che sto usando partono da quello minimo di centimetri 20 x 20 e per ora fino a 100x 130, la realizzazione è spesso a coppie di opere gemelle.
Il mio procedere per stesure e sovrapposizioni è piuttosto lento e meditato. Le mie fonti di ispirazione e di ammirazione vanno a vari artisti da me visti e seguiti in questi anni. In particolare gli artisti della luce come James Turrel, Maurizio Nannucci e Dan Flavin. Roni Horn per la bellezza dei suoi vetri e Yayoi Kusama e le sue Infinity room. Come pure Ettore Spalletti, Gastone Biggi, Bridget Riley e Giulia Ricci per le suggestioni, dal monocromo all’optical art e al minimalismo.
In Praise of Monotony
The exhibition showcases the latest works by Gabriele Ballardini, a painter from Bagnacavallo born in 1957, within the setting of the Sacrario dei Caduti (War Memorial), a treasure chest of memories. The works aim to appear as magnetic surfaces, with the circle as the protagonist, repeated across the canvas. Methodically and orderly, the circles fill the canvas, creating a rhythm where repetition (monotony) seeks an expansive effect on visual perception. The circle is the most ‘natural’ geometric shape: the sun, the moon, droplets of water, the circular ripples formed by a stone falling into water.
Ballardini attempts the impossible task of squaring the circle, trying to harness it, or rather to frame it within an orthogonal plot where color allows the gaze to rest on the surface of the canvas and reveals surprises, tonal shifts in seemingly uniform successions.
The monotony of the title is the recurring existential trait. For the artist, repetitiveness is the daily experience of our lives, but if existence is monotony then every little accident possesses the privilege of wonder.
In the paintings, the repetition of a module becomes musical rhythm that can be simple and reassuring, or complex and with a vaguely hypnotic pace.
The circles emerge from the background with a color that is sometimes pure but more often secondary and mixed, making the canvas appear as if it is pulsating, and the process of applying painting in layers is necessarily slow, but this is an almost therapeutic method in the way the painter works.
Finally, the paintings produced during the past year, the screens, are three-dimensional and dynamic objects, they function as canvases painted following themes of the artist’s favourite palette, with the insertion of decorative elements on the opposite side so as to take on a more theatrical appearance of backdrop, stage wing.
In Praise of Monotony: why this title
Some time ago, it was November 2024, while reading a critical review of Enrico Castellani’s art, I was struck by a description. The author commented on works where, on a topographical grid made of bumps and depressions, the color white is dominant and only light and shadow make the variations, continuing with rhythm, space, loop, perhaps boredom… in praise of monotony. The adoption of this exhibition’s title comes from this reading. This show traces a journey within my work where a pictorial gesture, which is essentially a repetition of stains or shapes that expand in the canvas’s space, finds its origin. In my work, white has little space; color dominates in its interactions with black, from which it tends to either rise or sink.
I studied in Ravenna at the Artistic High School and in 1979 I graduated from the painting course at the Academy of Fine Art in Ravenna. In the same city, in the early eighties I worked at Seriart, a graphic arts cooperative. In 1989, I obtained my teaching qualification but then chose to work in agriculture in the family business. I have always painted, especially in winter. In 1998 and for several years, I held some exhibitions under the title SENZARGINI with a presentation by Giulio Guberti. It was a painting with a more post-informal than naturalistic approach, black and centrifugal marks that referenced Vedova and Tancredi.
In those years, the abstracting process became increasingly informal in my canvases.
In 2008, I had an exhibition in Bagnacavallo called ANTILOGICA with a presentation by Angelamaria Golfarelli. Subsequently, my painting shifted towards a more geometric abstraction, always using canvas and painting, both oil, acrylic, and industrial enamels. The scale of the canvases I am using ranges from 20 x 20 cm to 100 x 130 cm and the execution often happens in pairs of twin works. Recently, I have been working on screens; they are curtains that have a life of their own, almost sculptures, and are not bound to the wall.
G.B.
“The wise man is the one who makes existence monotonous, for then every small accident possesses the privilege of wonder.”
(Fernando Pessoa)
“All the intervals of human life that separate pleasures from pains are occupied by boredom.” (Giacomo Leopardi)
An attempt to form squares instead of circles around a stone that falls into the water. (1969, lost video, Gino De Dominicis)
“…All in all, the creative act is not performed by the artist alone; the spectator brings the work in contact with the external world
by deciphering and interpreting its inner qualifications and thus adds his contribution to the creative act…”
(M.Duchamp, Art News , NY 1957)
My paintings / 2
I work with traditional techniques by using oil and acrylic on canvas , paper or wood . I also spread enamels or concrete on canvas and I paint on these surfaces . My painting is mainly abstract , but it always starts from an orderly geometric and modular pattern that investigates the place of work and then it is concealed by various layers of painting with the adding of sedimentation and overlaps.
My painting is influenced by different sources like newspapers, photography, books, catalogues and art books , I aim for a warm painting with signs rhythmically repeated, with touch of colours and brushstrokes that create patterns where the repetitive processes become music , meditation and sometimes obsession.
I fully agree with Paul Klee sentence “no need for art to show visible, art must open your eyes on invisible”. Sometimes I have been afraid not to be contemporary enough because of my traditional painting, but I dropped this fear and I am passionate about painting works or part of works of my favorite classic painters. I think that making art today means to have doubts, to know that there is not a main road to follow but different, complex and contradictory paths where every artist can face his myths, oxymorons and utopies.
My paintings
In recent years and since the exhibition in Lugo in 2016, my research in painting has been focused on other forms of abstractionism, less informal and more geometric. It is always about canvas and colour , oil paint, acrylic and industrial enamels. The starting point is always the same : a grid, a pattern now wider and narrower in which to insert circumferences, many circles closed to each other , like a mosaic in painting, like grains of a rosary or elements of a mandala. The repetition of the circle works like a module where the painting with purer or more secondary colour makes the canvas pulsate.
Canvas formats start from the minimum size of 20 x 20 centimeters up to 100x 130, the realization is often in pairs of twin works. My process of painting and overlapping is rather slow and meditated. My sources of inspiration and admiration go to various artists I saw and followed during these years, in particular to the light artists such as James Turrel, Maurizio Nannucci and Dan Flavin,to Roni Horn for the beauty of her glasses and to Yayoi Kusama and her Infinity rooms. As well as Ettore Spalletti, Gastone Biggi, Bridget Riley and Giulia Ricci for their suggestions, from monochrome to optical art and minimalism.

Gabriele Ballardini. Dietro, “Paravento”(particolare) 2025, olio e acrilico, 160 x 160 cm.

Paravento, 2025. (Particolare).

Studio 2019 (In primo piano Circles-series)

Senza titolo (Gemello rosso A). 2019. Olio e acrilico su tela. 70 x 60 cm.

Circles (series). 2018. Olio e smalto su tela. 20 x 20 cm

Costellazione. 2018. Olio e smalto su tela. 100 x 130 cm

Gemello Oltremare (part.). 2018. Olio e smalto su tela. 70 x 60 cm. Gemello Blu Primario (part.). 2018. Olio e smalto su tela. 70 x 60 cm

Gabriele Ballardini. Dietro, sulla destra, “Paesaggio con argine” (particolare), 1998, olio e acrilico su tela, 155 x 175 cm.

Lo studio di Gabriele Ballardini. Sul cavalletto l’opera “130 circles”, 2015, olio su tela, 100 x 130 cm

Lo studio di Gabriele ballardini. Sul cavalletto l’opera “Trittico inglese”

Lo studio di Gabriele Ballardini. Al centro “Senza titolo 1″ e “Senza titolo 2”, 2013, olio e acrilico su legno, 100 x 130 cm

Pittura, 2008, olio e acrilico su tela, 100 x 130 cm

Senza titolo (A), 2011, tecnica mista su tela, 50 x 50 cm

Senza titolo (B), 2011, tecnica mista su tela, 50 x 50 cm






